Equipaggi

Al bipede di buon senso è sufficiente un breve periodo in mare da solo per realizzare la prima profonda verità della navigazione a vela: i solitari sono tali perchè nessuno è cosi’ pazzo da navigare con loro. Non a caso tutti o quasi i solitari famosi sono nati nel tratto di costa tra Arcachon e St. Malo, dove evidentemente tutti si chiamano Loick e condividono la stessa mutazione genetica. Tutti gli altri umani scelgono la navigazione con equipaggio, e non solo per puri fini riproduttivi. Qualcuno ha sostenuto che la pornografia risolverebbe una buona parte dei problemi, ma chi scrive è contrario, visto che le pubblicazioni di questo tipo hanno scarsa utilità nella maggior parte delle attività nautiche. Non puoi mica dire ‘prendi una mano di terzaroli‘, ‘speda‘ o ‘stringi un alito‘ a una bambola di gomma. Un cinico ha osservato che per questo infatti ci sono le mogli, ma non ha tenuto conto che la categoria della moglie-mezzomarinaio sarà presto estinta per ragioni che qui è troppo lungo spiegare. Ricapitolando, se escludiamo la solitaria per evidenti ragioni di salute mentale, e la navigazione in coppia per altrettanto evidenti ragioni di salute familiare, non resta che trovare un equipaggio.

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Dicono gli inglesi che tra la barca e la galera la differenza è minima, infatti gli spazi, la compagnia e il rancio sono molto simili, con una lieve predominanza della prigione anche perchè, per lo meno, non si muove, mentre una traversata in barca è un po’ come passare una settimana in lavatrice con la certezza di uscirne bisunti. A dimostrazione sia sufficiente al critico lettore un breve elenco di quello che è stato registrato dal mio diario di bordo (versione non censurata) negli ultimi anni…
–        uso di auto della polizia per scopi privati;
–        feudi transatlantici di durata omerica per una comprensibilmente grave discussione sulla gestione delle tazze della colazione (che nessuno si permetta di usare quella con riportato ‘primo ufficiale’);
–        rapimenti da parte di pusher improbabili in malfamate località tropicali e dover pagare il riscatto per ritrovare il porto;
–        atti osceni in luogo pubblico, tra cui moli, case altrui, toilettes, spiagge, bar, e non necessariamente di notte;
–        inseguimenti con il gommone dalla Guardia Costiera per ubriachezza molesta, compito nel quale la Guardia Costiera era facilitata visto che inseguiva la scia di lattine vuote abbandonate;
–        addormentarsi in edifici in costruzione per essere risvegliati dagli attoniti operai;
–        risse con i nativi per motivi di importanza capitale, come ad esempio il cappellino da baseball;
–        innamoramenti con fuggitive ricercate dall’Interpol, incinte, il cui compagno si è appena schiantato con la Porsche dal ponte che collega Miami alle Florida Keys. Con tutti soldi, ovviamente.
–        Sparizioni per giorni (il record è 4) con improbabili fidanzate giunte da altri continenti per dichiarare imperituro amore;
–        balli in stato narcolettico strani balli Irlandesi; e venire per di piu’ ripresi dalle telecamere.
–        Avvisare la fidanzata che si arriva il tal giorno, senza immaginare che alla seconda ora di ritardo la deficiente, che pensava le barche funzionassero come gli aerei, chiamava già la Guardia Costiera e ne denunciava la scomparsa;
–        dimenticare o perdere persone, passaporti, fidanzate, membri della famiglia, mogli, carte di credito, debiti, azioni, binocoli, parabordi, mezzi marinai e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Al momento non si registra la perdita di una singola goccia di alcool.
–        Accumulare conti astronomici nei bar senza pagare il conto; e poi anche noleggiare limousines senza pagare il conto;
–        accusare equipaggi di altre barche di proditorie spinte in acqua alle 4 del mattino.

E questo è solo quello che puo’ succedere a terra… Immaginiamo cosa puo’ combinare un equipaggio scavezzacollo se lasciato in barca a briglia sciolta…

Tilman diceva che l”equipaggio perfetto ha un carattere mite, non ha fretta ed è libero, curioso, simpatico, affabile, volenteroso e soprattutto paziente. Tutte qualità di cui i bipedi, ivi incluso il capitano, sono ahimè generalmente carenti. Non è quindi una questione di trovare l’equipaggio perfetto, ma di come scegliere il meno peggio… Ecco un utile decalogo, frutto di 11 anni di ricerche, che potrebbe essere di grande aiuto al capitano che decide di dividere il suo destino con quello di altri in una piccola scatoletta di plastica piena di pezzi che si rompono, e che galleggia su un mare totalmente indifferente. Le prime cinque tav…. ahehm, leggi, sono inerenti alla selezione dell’equipaggio, mentre le altre cinque alla sua gestione.

Uno – il teorema di Rommel

Un’indagine statistica sull’efficienza degli equipaggi transitati su Cadeau non fa che confermare quello che ogni acuto generale sa fin dalle prime armi: se c’è da scegliere un esercito da comandare la scelta cade, nell’ordine, su: tedesco, israeliano, svizzero, canadese, neozelandese, australiano, americano, inglese, svedese, francese, italiano, spagnolo, argentino e brasiliano. La scelta dell’equipaggio non si discosta di una virgola. Provate a mandare un romano a recuperare una cima a terra con qualche raffica violenta e vedrete cosa vi risponde. Il tedesco invece risponde sempre e solo in un modo…Yawhol, mein generall! Musica per le orecchie! Quando poi un ufficiale della marina brasiliana vi chiederà cosa sia quell’oggetto di fronte al timone che resta fermo mentre la barca gira, con scritto N, S, E e W, allora avrete la dimostrazione scientifica di quanto affermato.

Due: il lemma di Schrodinger

Ma non siamo in marina. Diversamente dai generali non ci interessa avere idioti e ignoranti in compagine, non sappiamo che farcene della carne da cannone. Vogliamo menti sveglie, pronte, acculturate e soprattutto curiose. Con questa gente dobbiamo vivere insieme anche settimane ed è essenziale che il nostro cervello sia stimolato, non cloroformizzato. Da qui l’idea di proporre dei test, ad esempio far scrivere l’equazione di Schrodinger e chiedere un commento sull’operatore hamiltoniano… Una laureata tedesca in fisica quantistica soddisfa entrambe le prime condizioni e a bordo le farei pure lo sconto… Una preparazione universitaria è infatti essenziale anche per la gestione delle risorse della barca, che sono per definizione scarse. Le più scarse in assoluto sono l’acqua e l’affidabilità del bagno. Secondo me il fatto che i mammiferi, incluse le balene, non possano bere l’acqua di mare dimostra in modo assoluto la non esistenza di un Dio, o quantomeno di un Dio che non sia cinico e burlone. Invece l’ingegneria dei cessi nautici dimostra che gli uomini hanno perso la saggezza quando hanno sostituito i Blake con i Jabsco. Certo, l’uso di un Blake necessita un bicipite da palestra ma almeno aiuta a riciclare alla perfezione il condimento dell’insalata, visto che per funzionare ha bisogno di ettolitri di olio e aceto… Ma avete mai usato un Jabsco? Che succede se si rompe? Indi la necessità di laureati a bordo… Non parliamo poi della gestione dell’acqua dolce. Gli indicatori di livello delle barche hanno la stessa affidabilità di una vecchia Arna e restano pieni per giorni per poi precipitare improvvisamente riempiendo una moka piccola. Almeno una laurea a bordo ci vuole, credetemi…

Tre: la teoria della relatività sessuale – l’elettromagnetismo

Probabilmente è scorretto dire che la discordia sia un virus voluto da Dio, ma certo è che la donna ne è portatore (non sano..). “Although girls are often more capable and enterprising than men, I did not care to run the risk of being talked or ogled to an act of folly… discord is not sent down from heaven but brought around by women (Tilman)”. “I can think of thousands of uses for them, but not here and now” (Blake Edwards) La storia e la letteratura nautica è fin dalle sue origini categorica sulla presenza a bordo del gentil sesso, sostenendo che facessero arrabbiare il mare, e pure di brutto. Con una abile modifica delle convinzioni in ogni caso i vaticini facevano notare che se la pulzella fosse stata nuda l’effetto sarebbe invece stato calmante sui marosi. Da qui la polena, che è la versione antica della velina… E’ quindi evidente che in questo campo tutto è estremamente relativo. Dalla parte della femmina sta comunque la vena piu’ poetica e meno materialistica: timonare non è come guidare un’auto e il gentil sesso dimostra statisticamente che, qualora si degni di imparare, i risultati sono sovente sorprendenti per qualità e passione. Vento e onde non si affrontano al meglio con indicatori e quadranti, ci vuole sensibilità e poesia. Ergo, date il benvenuto alle gonne in barca! Abbiate l’accortezza di scegliere esemplari giovani, di studi avanzati, cresciute in paesi nordici e possibilmente di bell’aspetto. Va da se che si possono creare diversi screzi tra i membri maschili dell’equipaggio, quindi il comandante deve usare il pugno di ferro per chiarire bene le regole. Le responsabilità e gli stress del comando infatti concedono ovviamente al capitano lo Ius Primae Noctis (e se per quello anche per le notti successive). Poco importa se gli altri maschietti a bordo possano prendersela a male. D’altra parte l’impopolarità è un’altra faccia del comando. All this notwithstanding, female crew must be handled with great care. “I reef, I steer and I swallow are great credentials, but might sail the vessel to the unpleasant path of shared ownership. The territory must be defended to the last man. Couples corollary: couples can be accepted under one of the two following conditions: either the skipper has his partner aboard, or the couple pays a hell of a lot of money.

Quattro: il principio antropico velico – interazione nucleare forte

Le costanti della crociera e della natura dell’equipaggio devono essere congeniali agli obiettivi e alla natura del comandante. Una barca a vela è un piccolo universo: al di fuori, il nulla piu’ totale. Le leggi che governano questo piccolo universo devono essere in sintonia con chi lo gestisce. Se l’obiettivo della crociera è raggiungere un altro continente, difficilmente ci interesserà un soggetto che chiede dove ci si ancora la sera. Se invece il desiderio è una lenta e curiosa esplorazione di piccole e solitarie cale, dubito trarremo giovamento dalla compagnia di un volontario, anche pagante, con il cavallo dei calzoni piazzato appena al di sopra della caviglia. Se invece ci interessa una perlustrazione di taverne e osterie a tappeto, non ci eleverà la compagnia di una vegana. Se l’equipaggio desidera restare invece sveglio solamente dopo il tramonto, sarà il caso di non condividere la stessa barca con una famiglia Hamish. E se si ha a bordo un soggetto che cinque volte al giorno guarda la bussola per scoprire dov’è la Mecca, è il caso di non invitare anche una anziana signora tatuata a Bergen- Belsen. (da notare bene che sono riuscito a combinare tutte le accoppiate di cui sopra – tranne beninteso la famiglia Hamish, ma poco ci è mancato). In breve, la barca è come un nucleo atomico ed esistono forti probabilità che, cosi’ come i protoni, i membri tendano a respingersi. Serve una forza molto piu’ intensa per tenere tutti uniti, e questa forza è la curiosità e il desiderio di scoprire il mondo e il mare.

Cinque: il principio di indeterminazione del novizio

Come noi skipper sappiamo bene, è estremamente improbabile che un bipede sia nello stesso tempo veramente esperto e onestamente entusiasta. E noi anteponiamo senza riserve l’entusiasmo alla preparazione. Meno sa meglio è. Ogni dittatore è bene a conoscenza che l’ignoranza del popolo è il suo piu’ grande patrimonio. Alle classiche domande pre-imbarco (ma dove si va, quando si arriva, come sarà il mare, soffriro’ il mal di mare) il capitano saggio risponde in modo evasivo ma estremamente sicuro di se, come se lui avesse tutte le risposte (ovviamente non le ha) e che brevemente questa conoscenza passerà di mano ai discepoli che dopo una settimana si sentiranno pronti alla Sydney-Hobart. Invece l’equipaggio dovrà possibilmente scendere sapendo ancora meno di prima, roso dai dubbi e salato dall’indecisione. Siamo sinceri, un altro capitano a bordo non serve e chi dice di sapere tutto di solito non sa assolutamente nulla. Tanto vale imparare sulla propria pelle e tenersi stretto il frutto del duro lavoro.

Sei: la curva esponenziale del mozzo

Ogni novello marinaio che giunge a bordo reca un bagaglio di entusiasmo che è ahimè generalmente sproporzionato all’esperienza. Vuole andare comunque, ovunque e subito. La scuola di pensiero principale prevede che il capitano, con pazienza e buon senso, spieghi all’equipaggio le ragioni per cui, dal momento che gli spruzzi delle onde passano sopra il molo, la pizzeria piu’ vicina sia l’opzione preferibile per la giornata. Ma esiste una scuola di pensiero minoritaria, di il vostro fa parte, che invece prevede che piu’ le condizioni sono scomode, piu’ l’equipaggio va assecondato nelle follie suicide. Non uscire dal porto equivale alla resa, e alla continua convinzione dell’equipaggio che lo skipper non voglia mai navigare. Se invece si esce, saranno sufficienti pochi minuti per modificare sia le idee, sia le convinzioni e sia lo stato gastrico dell’equipaggio. Onde che dal molo sembrano gestibili diventano montagne se viste da sotto, mentre un frangente (opportunamente amplificato dal capitano con una bolina tattica anche se inutile) spruzza ogni angolo del ponte. Da qui la preferenza per una curva di apprendimento esponenziale, ovvero ad inizio debole e crescita successiva veloce, piuttosto che logaritmica, dove il soggetto arriva subito al supposto sapere e poi invece si appiattisce.

Sette: come combattere l’entropia nautica

Cosi’ come la fisica esige che l’universo scorra inesorabilmente verso il caos, lo skipper è bene sappia che la sua barca non fa eccezione, e che il livello assoluto di ordine a bordo non puo’ che diminuire con il passare del tempo. Piu’ t è elevato, piu’ è alto il disordine risultante. Eppure l’importanza di giungere in porto con la barca in ordine non puo’ essere sottostimata. Anzi, è essenziale. La barca deve giungere in porto in ordine e pulita. Quello che i fisici non hanno a disposizione è la disciplina. Non possono dire a una particella di non raffreddarsi mentre si schianta contro un’altra, ma il capitano puo’ forzare l’equipaggio a riportare ordine nel caos. Il rispetto della regola ‘pulire prima di sbarcare’ e ‘attraccare in silenzio’ giustifica qualsiasi azione. Il sottoscritto utilizza il sequestro dei documenti, perfettamente giustificabile con la preparazione della documentazione di imbarco, sbarco e di entrata e uscita dai vari paesi. Una volta ottenuti i documenti, questi vengono rilasciati all’equipaggio solo e soltanto a barca pulita… Ma sarei disposto anche all’uso delle armi, visto che nessun serio responsabile della capitaneria ci denuncerebbe per aver difeso questa regola essenziale.

Otto: il soffritto iperbolico – la tavola come l’interazione nucleare debole

Ogni grana, per quanto grave, ferisce meno il marinaio a pancia piena. Se una serie di fattori umani e meteorologici stanno trasformando la vostra crociera in un incubo, non c’è ricetta migliore che una buona ricetta. Se anche la cambusa fosse vuota, infatti, piu’ che di un problema staremmo parlando di catastrofe, di immane tragedia, di sfiga definitiva. Già si è discusso su queste pagine di quanto chi scrive preferisca la cipolla alla pompa di sentina come oggetto primario da tenere a bordo. Ora dobbiamo coniugare i punti precedenti a questo punto di importanza iperbolica. Spesso infatti l’equipaggio ideale, la femmina anglofona laureata in fisica, è a malapena capace di aprire una scatoletta. Uno dei miei migliori timonieri è arrivato all’eccesso di usare 5 pentole per scaldare cinque scatolette diverse e creare cosi una delle cene piu’ devastanti che Cadeau abbia mai sofferto. Fu in quella tragica e fantozziana cena che fu stabilita (oltre all’obbligo della comandata completa, cucina E lavaggio piatti) la valenza del soffritto iperbolico: la prima cosa da imparare a bordo non è la mano di terzaroli, ma come preparare un buon soffritto. Cipolle, olio, burro e carote non devono mai mancare e chi fa cena deve, indipendentemente da quello che prepara, iniziare tritando. Melius abundare quam deficere. Meglio una costoletta d’agnello ricoperta di soffritto piuttosto che un piatto di piselli semplicemente scaldato o una preziosa latta di pomodoro senza il soffritto. Una buona cena a bordo è quindi come la forza nucleare debole, che impedisce agli elettroni di schiantarsi contro il nucleo che li attrae: è la forza equilibratrice per eccellenza nell’atomo nautico. Va da se che la preparazione di una eccellente cena crea di solito una tale devastazione nella zona della cucina che raramente si trova anche chi è disposto, dopo aver preparato i gnocchi veri (quelli fatti con patate) al ragu’ con mare forza 7, a recuperare la farina che pare colare per gravità verso il filtro della pompa di sentina.

Nove: il BigBang del tavolo di carteggio – la forza di gravità

Senza una adeguata disciplina un equipaggio lasciato a se stesso riesce in 10 alla meno 4 secondi a sparpagliare nei posti piu’ impensati gli oggetti piu’ improponibili. I quali nel breve periodo appaiono sul tavolo di carteggio, che appare essere un ‘non luogo’ dal quale ogni oggetto ha inizio, e nel lungo periodo termina in sentina, dove nell’oscurita si celano le cose piu’ inaspettate, dalle pedine del backgammon ai pettini per bimbi, dalla biancheria intima alle bottiglie di prosecco, dai razzi di segnalazione ai giornali porno, dalle ovvie monete alle molto meno ovvie spazzole con set per le unghie incorporate nel manico… Prima ancora di finire un check-in il tavolo di carteggio riesce ad assomigliare al tunnel di accesso alla stazione centrale di Milano, con amplia scelta di cappellini improponibili, occhiali da sole inarrivabili, portafogli svuotati e poi portachiavi, riviste, biglietti, libri, macchine fotografiche e I-Pod. Mai che uno pensi a portare un binocolo…  Di qui la regola nove: scrivere in 5 lingue sopra il tavolo di carteggio che ogni oggetto che tocca il tavolo di carteggio diventa automaticamente di proprietà del capitano. Se invece un oggetto viene lasciato nelle zone comuni (dinette ad esempio), diventano di proprietà comune, la qual cosa puo’ venir comoda a fine crociera quando si farà una piccola lotteria per pagare le spese di gasolio.

Dieci: la teoria della grande unificazione velica

Purtroppo una grande teoria che riunisca le grandi forze in azione tra i membri di un equipaggio non è ancora stata trovata, ma vi sono forti segnali che i ricercatori del CERN possano presto trovare il Bosone di Higgs e confermare molti dei punti in questione. E’ indubbio che serve una immane quantità di energia per unificare il devastante impatto di una femmina alfa a bordo con la necessità imperativa di equilibrare sogni e desideri nel piccolo universo della barca, spesso strapiena di maschietti alfa. Ci vuole puro equilibrismo per gestire e ordinare la preponderante gravità che impedisce agli oggetti di stare al loro posto con l’essenzialità di 3 diconsi tre pasti accettabili al giorno. Ma vi assicuro che è impagabile ammirare beati dalla propria cuccetta un importatore di trappole canadese fare il pane tra le sei e le otto del mattino e godere il sorriso della timoniera teutonica che scende esausta dal turno 05-07 per trovare nel piatto una fetta di pane appena sfornato, con un bel buco nel centro nel quale galleggia un uovo, che frigge beato nel burro.

1 Commento for “Equipaggi”

giovanna

dice:

…e poi ci sono quelli che hanno il “dna” dei solitari ma forse un pò il timore della solitudine…e “girano” (spin) per gran parte della loro vita alla ricerca della perfezione.

Gente difficile e criticona che si rivela, però, spesso necessaria su una barca!

Buon vento.

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