A vela nel mare del nord

Se hai navigato nel Nordzee, puoi navigare ovunque‘, dicono in Olanda. Ma che figata di brochure! Il marinaio prudente pero’ dubita sempre, specie dopo aver passato un mese nella famigerata Bretagna doppiando Raz, Sein, Ouessant e Hague con un moto ondoso medio paragonabile a quello di Bolsena in una tranquilla giornata di novembre, al punto che è sorto un dubbio nel vostro eretico che quelle strepitose foto di minuscoli guardiani del faro in un giudizio universale di acque fossero solo frutto di ottimo marketing.

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Il North Sea inizia al Passo di Calais a sud e finisce tra Bergen e le Shetland a nord. Tanta roba, anche se la leggi dopata da Mercatore. Tantissima. Quindi pensi che sia più o meno come il Mediterraneo, abbastanza vuota. Errore. Nel mare del nord c’è di tutto, tranne ovviamente la fauna.

Iniziamo dalle boe. Nel North Sea, che è già basso, sfociano l’Elba, il Tamigi, la Schelda e il Reno.  I banchi di sabbia si spingono per miglia e miglia verso il largo. E’ un albero di Natale luccicante di boe gialle, nere, rosse e verdi piazzate a formare canali immaginari, segnalare banchi di sabbia, delimitare zone regolamentate e sopratutto relitti. Ci sono migliaia di relitti li sotto, piccoli e grandi, un cimitero maggiore che in confronto la zona di Capo Horn sembra un piccolo cimiterino di campagna. La cosa divertente è che con l’alta marea una barca a vela potrebbe tranquillamente andare dritta senza preoccuparsi dei bassi fondi e dei relitti. Il pericolo pero’ diventano le boe tante ce ne sono!!!

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Poi c’è ovviamente il traffico. Rotterdam è già di suo il porto più trafficato al mondo. Poi aggiungi Amsterdam, Londra, Anversa, Amburgo e tutto il naviglio da e per il Baltico, solo per nominare i porti maggiori. Roncobilaccio il venerdì. Tutta gente a cui se chiedi che intenzioni abbiano rispondono che per te manovrare è più facile.

Ma nulla batte la moda del momento: i ventoloni. Qui c’è praticamente l’ergastolo se non hai la cassa delle acque nere ma per qualche ragione si possono mettere un mare tonnellate di plastica e alluminio la cui antieconomicità è matematicamente provata.

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A condire il tutto ci sono le piattaforme petrolifere, le zone da evitare perché pullulano di ordigni inesplosi della seconda guerra mondiale, le zone TSS per le navi, le zone Cross-TSS per il piccolo cabotaggio, le zone ad uso degli elicotteri, gli hovercraft, i traghetti e le pattuglie consistenti della Guardia Costiera e Dogana. Insomma non ci si annoia, ma dannazione non si ha nemmeno il tempo di fare un soffritto!

Unica assente: la fauna. Mai visto una rete o un peschereccio. E meno male perché non oso immaginare cosa possa diventare la zona aggiungendo anche le reti. Sono convinto che il mare sia sterile, con quel colore li poi, a metà tra il verde bile e il marrone paracarro di Amsterdam. 160 anni di sversamenti dalla Ruhr, solo un chimico nazista ubriaco puo’ immaginare cosa ci sia spalmato sul fondale. Altro che fosforescenza mentre navighi di notte, qui secondo me se fai il bagno esci che luccichi come gli omini arancioni al lavoro sull’autostrada…

Mare e vento offrono una lettura altrettanto complessa, quasi Kafkiana. Ogni sei ore la corrente gira, non puntualissima ma abbastanza affidabile. Quindi uno non può pensare ‘ah domani parto quando voglio’… nono, si parte con la stanca prima della corrente favorevole. Che ovviamente spesso è alle 6 e mezza del mattino, che fa buio. E mentre è bello andare di guardia con la barca che veleggia nella notte, chissà perché trovo immensamente deprimente mollare gli ormeggi al buio. Poi nella speranza che il vento non spinga contro l’ingresso del porto che è anche la foce di qualche fiume senno devi calcolare tipo un’ora a uscire dai moli, che in bassa marea sono alti fino al Windex, sempre che ci riesci. Poi se non sei arrivato al porto di destinazione entro 6 ore, scoprirai che la soddisfazione che ti da il navigare a 10 nodi GPS non riesce a bilanciare la frustrazione di avere la barca in surf ma far fatica a strappare un 4…Ma non preoccuparti, non sarai il solo ad odiare le correnti, sarai in ottima compagnia: le onde. Quelle maledette zoccole odiano la corrente più di te, e davvero si inalberano, si agitano, si incazzano. Non siamo ai livelli della Manica dove un forza 4 o 5 contro la corrente rende il mare impossibile se non addirittura micidiale, ma comodo è un’altra cosa. Insomma prendi onde, vento, corrente e ovviamente 6 metri di marea, mischiale a caso e se ne vien fuori una brutta combinazione il tuo tanto desiderato porto diventa inaccessibile. E non è che decidi tu, no no. Tu potresti anche avere la tentazione di rischiare. Ma ti trovi tre belle luci rosse al semaforo di ingresso, e siccome la notte prima era stato un incubo con la luce verde, non osi immaginare cosa sia e allora fai prua sul prossimo porto. Perché ovviamente di ancoraggi tra Francia, Belgio e Olanda non ce ne sono. La spiaggia è un lungo, dritto e noiosissimo striscione di dune che non nasconderanno mai gli orrori alle loro spalle, quando va bene centrali nucleari, quando va male vecchie fonderie.

E poi mai, ma proprio mai entrare in un porto solo a motore. Fai l’errore di arrivare ad esempio  a Scheweningen con il vento da sud parecchio allegro e l’imboccatura del porto che da nordovest, pensi ok, ho calcolato tutto, poi stai per rollare il fiocco e ti accorgi che mentre prima puntavi al verde ora punti al rosso e son passati solo pochi secondi, e ti si illumina la lampadina che non hai tenuto conto che la corrente corre il doppio all’imboccatura dei porti, e quindi ti devi infilare in planata tra i due muraglioni che fortunatamente almeno stavolta sono bassi che c’è l’alta marea…

 

 

3 Commenti for “A vela nel mare del nord”

guido bernardini

dice:

Mai visto una rete o un peschereccio. E meno male perché non oso immaginare cosa possa diventare la zona aggiungendo anche le reti.

Se hai navigato a lungo al mar del Nord non puoi non aver incontrato peschereggi a strascico e non.In navigazione notturna Calais,Dover,Ramsgate.. se ne vedono tanti.E’ saggio saperli riconoscere e non confondere i loro segnali luminosi verde-bianco/rosso-bianco con quelli delle boe.L’esperienza mi ha insegnato che le eliche non sono poi cosi’ resistenti!.

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