Una crociera nel Baltico

7

Luci del nord

Sorpresa: sono letteralmente migliaia le barche a vela che navigano lungo le rotte dell’antica Lega Anseatica tra Copenhaghen e l’Estonia; eppure la temperatura media dell’acqua è quella di un gin tonic, il suo colore piu simile al caffè di Starbucks che al cristallo, il numero di scogli è il debito pubblico misurato in vecchie lire e si incontrano meno specialità gastronomiche in un mese ‘en route‘ che in breve una passeggiata per una frazione di Alba (Cn). No non sono pazzi, perchè in effetti è uno dei mari piu belli in cui si possa navigare.

Certo partire da Copenhaghen aiuta, non è esattamente come Milazzo, Castellammare o Olbia. Tutti i canali tranne uno di questa splendida città sono ‘ormeggio libero’, proprio come a Venezia. Basta rispettare l’unica regola di non ormeggiare a piu di due barche già affiancate e potrete preparare il vostro aperitivo in pozzetto ai piedi di imponenti antichi magazzini riconvertiti a centri di design, aguzze cattedrali gotiche e decine di bar che da noi si definirebbero ‘di tendenza‘, qui semplicemente bar. I canali ammaliano anche gli indigeni che vengono a passare le serate seduti sui moletti o con una bottiglia di vino e due bicchieri o con un piu organizzato griglione portatile per barbecue con piscina di birra annessa, a seconda del numero dei bevitori.

Il Baltico vero e proprio inizia a sud del ponte Oresund, che collega la capitale danese con Malmoe in Svezia, qualche chilometro di piloni – rigorosamente di design – fuori dall’acqua a est e l’ultimo chilometro immerso a ovest. Fa sempre impressione vedere i Tir che scompaiono sotto la chiglia… Tra il ponte e Bornholm, circa 100 miglia, la costa svedese un po annoia, un lungo susseguirsi di spiagge, boschi, pascoli, ville piu o meno eleganti, e villaggi rigorosamente disegnati da Heidi. Ergo in caso di venti da est, si resta a Copenaghen, mannaggia.

Bornholm è di nuovo Danimarca. Sono discendenti dei vichinghi da queste parti e se le sono suonate di santa ragione per una decina di secoli, con isole e cittadine che sono passate da una parte all’altra fino alla fine della seconda guerra mondiale. Numerose ovunque le affascinanti e severe piazze intitolate a questo o quel bagno di sangue, a ricordare che gli scheletri delle moderne socialdemocrazie cosiddette modello non ci stanno in un semplice armadio della camera da letto. Bornholm comunque è una di quelle isole per cui è valso la pena combattere, un primo assaggio di quel curioso mix di spiaggia bianca sarda, scogli vermigli corsi e vegetazione sempreverde altoatesina, punteggiato da deliziosi villaggetti di pescatori dediti all’affumicatura delle ricchezze ittiche autoctone che offrono una varietà capace di accontentare ogni palato, premesso che sia un palato che tollera solo aringhe e salmone. A variegare la dieta ci pensa comunque Jorgen Christensen della premiata ditta Hallegard, macellaio e salsicciaio ‘extraordinaire‘, pare il migliore della Danimarca, paese in cui prendono le polser tanto seriamente quanto noi il 4 a 3 sulla Germania.

E’ comunque il porto piu caro del Baltico, direi esoso a 34 euro a notte. La macchinetta automatica consegna allo skipper una ricevuta adesiva da mettere sulle draglie e un’altra che contiene il codice per i bagni e il wifi. Si consiglia vivamente di fare uso dei bagni a terra perchè essendo il Baltico il secondo mare piu inquinato del mondo, gli autoctoni sono particolarmente affezionati all’uso delle casse nere…

Christianso è, se possibile, ancora piu affascinante di Bornholm. Tre isolotti in croce, di cui due fortificati, a formare un porticciolo naturale. Gli antichi fortini, torri difensive e baracche di legno e pietra sono state sapientemente trasformate in museo, albergo e residenze private dove gareggiano tutti nell’incantevole arte di preparazione delle finestre, in cui raramente marca il modellino di barca a vela. Ti aspetti di girare l’angolo e imbatterti in Max Von Sidow vestito da Settimo Sigillo, o quantomeno Capitan Findus in persona, ma sia guerre che pesce sono finiti quindi non resta che la vita bohemienne a dieta liquida.

Da Christianso a Karlskrona, o comunque per tornare alla costa svedese, sono 50 miglia, e toste. L’ open Baltic, come dicono i portolani, non scherza. I venti da est alzano le onde dalla Lituania e il fetch è lungo quanto la Polonia. Avrà poca acqua il Baltico, perchè è profondo come un reality, ma è vasto sul serio. Ma il ritorno sulla costa svedese premia con l’ingresso nello skärgård, l’arcipelago, un labirintico susseguirsi di isole, scogli e canali che offre circa 500 miglia di navigazione quasi sempre protetta, anche se tutt’altro che rilassante, da Karlstad fino a oltre Helsinki e oltre, quasi al Palazzo D’Inverno insomma, San Pietroburgo. Il numero delle isole, tutte rigorosamente con nomi di mobilio o oggetti Ikea, dei canali e dei possibili ancoraggi è enorme e quindi invece di segnalare ogni bassofondo è stato giocoforza necessario identificare un canale principale e sicuro da seguire, tramite boe e allineamenti, lasciando agli avventurosi l’emozione di uscirne per esplorare passaggi e ancoraggi carte alla mano e senza l’ausilio di boe e miragli. Alcuni passaggi fra scogli saranno di una ventina di metri e per fortuna sono abbastanza protetti dal vento, altrimenti resta sempre discretamente stressante volare a 7 nodi passando da un paletto rosso a uno verde con gli scogli che scivolano via a pochi passi.

I nativi amano ormeggiare ed ancorare con prua a terra. Mentre le ragioni di cio’ sono evidenti nello skärgård, per avvicinare la barca a terra il piu possibile senza rischiare il timone, restano oscure in porto dove non è inusuale assistere ad acrobatici sbarchi via pulpito da parte di rubuste vichinghe negli anta avanzati che oggettivamente sarebbero evitabili con un uso piu appropriato della retromarcia. Ma qui la passerella è un oggetto misterioso. Resta comunque impressionante vedere le barche con l’ancora filata a poppa e la prua praticamente sopra gli affascinanti e rotondeggianti scogli di granito che ornano le verdi isolette. Dalla loro hanno il vantaggio che tra le isole l’onda sia praticamente sconosciuta, e che il fondo di fango e malta funzioni meglio che una calamita. Noi ci siamo prudentemente limitati a restare alla ruota anche per totalizzare il record assoluto di due mesi interi passati a navigare senza mettere il battellino in acqua.

Come cio’ sia possibile lo dimostra il nostro primo approdo in Svezia, il minuscolo isolotto di Utklippan (probabilmente un appendiabiti Ikea), dove i vichinghi hanno scavato un vero porticciolo nella roccia all’interno degli scarni scogli, Ventotene style, con faro rosso e chalets d’ordinanza, mancano solo i gerani. Qui ai porti ci tengono: hafen, havn, hamna, hamma… haven. Heaven. Paradisi. Se un’isola puo’ oggettivamente avere un molo, ci sarà. E se non ci sta se lo inventano.

Altra isola, come sempre bassa e silenziosa, dai profumi di malva ed erica, con le casette rosse di Lego, altro molo, come sempre avvicinato con circospezione vista la presenza di un nativo, perchè nel nostro codice genetico velistico Mediterraneo semplicemente non esiste la manna.

‘Scusi si puo’ ormeggiare qui’?

‘Certamente siete in benvenuti’

‘E possiamo fare una passeggiata sull’isola?’

‘Ma qui siete in Svezia, potete andare dove volete!’

Nel paese le recinzioni sono sconosciute e tutti hanno il diritto di passeggiare ovunque. Nessuno abusa. Si chiama Allmansrätten, o diritto di ogni individuo di godere della natura comune. In questo momento della nostra storia, semplicemente rivoluzionario.

Della splendida Stoccolma il cronista nautico si limita a decantare il fascino della Vasa, un vero galeone seicentesco recuperato da pochi anni, pezzo per pezzo, e ricostruito in una notevole struttura nella zona degli antichi arsenali dove, per inciso, c’è un ottimo marina. Enorme e spettacolare, oltre che davvero ben messa in mostra, la Vasa è parsa, a noi marinai abituati a scorrazzare con omeriche chiglie di piombo, un filo troppo alta nel decoratissimo castello di poppa che si erge per 18 metri dalla superficie. Opinione forse non del tutto campata per aria visto che alla prima raffica si inclino’, l’acqua entro’ dai portelli dei cannoni e la nave colo’ a picco a poche miglia dal porto. Solo 40 dei 160 marinai perirono perchè, dicono le malelingue, l’evento era atteso ai piu…

A nordest di Stoccolma lo skärgård procede con numerose varianti in direzione Finlandia. Le splendide case sulle isole private nei pressi della città iniziano dopo una ventina di miglia a farsi meno maestose e piu rurali, anche se sempre bellissime, mano a mano che ci si allontana, per quasi scomparire a una sessantina di miglia dal centro dove ci sono pochissime costruzioni sulle ultime isole brulle prima del saltino per le Aland, l’arcipelago politicamente-autonomo che divide Svezia e Finlandia. Se possibile le isole sono ancora piu belle di quelle svedesi. Ancor piu selvagge, profumate e solitarie.

Mariehamn è la capitale e porto principale dell’arcipelago, linguisticamente piu svedese ma ahimè archittettonicamente piu finlandese. Forse piu propensi all’ingegneria i finnici sembrano prediligere regole auree di viali alberati, cemento e case anonime ma molto pratiche che pero’ non strappano i soldi dal portafoglio per investimenti immobiliari. Ma tre restano le ragioni principali per una visita prolungata. Prima di tutto è oltre il parallelo 60. 15 gradi – 1700 chilometri – a nord di Milano. Capo Horn è a 56 gradi sud. Secondo il marina ha una sauna spettacolare, ma sopratutto lo stesso marina è il porto della Pommern, due volte vincitrice della Grain Race nel 1930 e 1939, una delle ultime grandi navi a palo rimaste. Quella al servizio del leggendario Gustaf Erikson era gente che ben prima che arrivassero i bretoni con la fibra di carbonio loggava medie di 15-18 nodi, dalle 300 alle 400 miglia al giorno, e la relativa letteratura (Eric Newby e Alan Villiers su tutti) andrebbe resa obbligatoria a chiunque voglia definirsi skipper. La Pommern è li, aperta a tutti, e ognuno è libero di girovagare nelle stive che portavano 2000 tonnellate di grano, passeggiare sul ponte che appare anche in foto devastato dalle onde in tempeste degne di questo nome o curiosare nella lussuosa cabina del capitano.

La navigazione nelle Aland è ancor piu’ complessa rispetto alle skärgård per una ragione piuttosto semplice, che non tutto l’arcipelago è carteggiato. A maggior ragione è essenziale seguire i soliti paletti che qui ai finnici piacciono piu piccoli, stile slalom. Sono di plastica e presumo il toccarli non implichi penalizzazioni, ma la navigazione è tosta, specie con venti allegri, perchè se è vero che i pali sono distanti tra loro come le porte di un SuperG, è anche vero che il timoniere non è in possesso di lamine per fermarsi.

Le strategie di ancoraggio nelle Aland sono quelle della Svezia ma con un piccolo fattore complicante: la privacy. Mentre infatti lo svedese non si fa problemi se porti a spasso il cane nella sua isoletta privata, il finnico non solum non approva tale pratica, sed etiam mal tollera i vascelli ancorati di fronte alle proprie vetrate dalle cui ama far spaziare lo sguardo sulle distese terracque nazionali. Possiamo comprenderli. Pochissimi luoghi al mondo regalano la magica luce che ammanta gli arcipelaghi nordici al tramonto. E ne basta uno per sentirsi davvero sul tetto del mondo.

7 Commenti for “Una crociera nel Baltico”

Marco

dice:

Carissimo omonimo devo dire che questo articolo-racconto mi ha fatto esplodere la già fortissima voglia di “andare”…
Quei posti, così descritti, mi portano là…esattamente dove sento di voler stare!!! Atavica attrazione!
GRAZIE Marco!!!

Paolo

dice:

Caro Marco, leggere il tuo articolo mi ha fatto sorridere. Io vivo in Svezia da 10 inverni (io qui il passare del tempo lo misuro in inverni, immagino sia facile indovinare il perché..) e ovviamente mi sono portato la mia barca a vela. Confermo tutto quello che hai scritto, compreso il principio del diritto di ognuno di poter godere della natura, anche se “proprietà privata”.
Io ho navigato principalmente nell’arcipelago di Stoccolma che, ricordiamolo, conta oltre 30 mila isole. Una meta che non hai menzionato, ma che probabilmente hai fatto, é l’isola di Gotland, dove pare che esista un microclima particolare tanto che la temperatura e le ore di sole annue sono in media superiori al resto della Svezia. Ultima cosa, per chi volesse venire a farsi un’esperienza di vela da queste parti, consiglio la regata offshore “Gotland-runt” a fine giugno: 350 miglia nautiche di regata con partenza dal centro di Stoccolma, giro intorno a Gotland e arrivo a Sandhamn. Ci sarebbero tante altre cose da raccontare… Resto a disposizione per chi volesse saperne di più.

franco vannini

dice:

Anche questo tuo “giornale di bordo baltico” è una vera perla di letteratura marinaresca. Complimenti Marco. Il tuo racconto e quanto aggiunge Paolo fanno si che uno come me, amante del rispetto e della natura, sogni di poter vivere queste sensazioni un bel giorno. Un certo timore tuttavia viene per quanto riguarda la sicurezza della navigazione … comunque è davvero un sogno. La foto è molto bella. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *