Catamarani o monocarena?

L’antagonismo tra chi ama la poesia delle barche a vela classiche e chi adora la comodità dei catamarani è certamente il piu intenso confronto di filosofie nel mondo della vela. Il velista sostiene che preferisce andare su una barca con un minimo di poesia tra le due estremità. Chi ama i catamarani domanda ironicamente al velista che senso abbia portare appresso tonnellate di piombo per andare piu piano stando piu scomodi.

Il catamarano (l’etimologia è da ‘legni legati’ in lingua Tamil) è stabilizzato dalla sua geometria e non dalla chiglia, quindi è essenzialmente molto piu leggero di un monocarena e il suo livello di stabilità dipende dalla larghezza. Principali conseguenze sono il minor pescaggio e gli immensi spazi in plancia. Il che significa, oltre che comodità, molta visibilità e facile accessibilità. Dalla plancia di un cata si vede perfettamente quello che ci circonda stando comodamente seduti sul divano, o al carteggio, mentre sul monocarena nella maggior parte dei casi è necessario uscire in pozzetto con peripezie piu o meno complesse. Pozzetto che sul cata è molto piu protetto e al riparo sia dal vento che dal mare. Idem all’ormeggio non tanto per la sicurezza della tenuta quanto la tranquillità di poter osservare quello che succede. Se poi siete amanti del carteggio, il piacere di poterlo fare ‘in veranda’ e non in cantina davvero non ha prezzo.

Anche l’accessibilità di un catamarano è di gran lunga superiore a quella di un mono. Non solo le larghezze dei cata consentono di montare passerelle inarrivabili per un monocarena, ma lo stesso accesso dal pozzetto alla dinette è, per il velista classico, di una comodità imbarazzante.

In porto

Il primo impatto per chi naviga in monocarena è psicologico, rendersi conto che non si sta portanto una barca quanto piuttosto una villetta a due piani.

Ogni purista prova moti di invidia ammirando il cata che gira su se stesso senza problemi e dimenticando gli effetti evolutivi dell’elica. Ma attenzione allo scarroccio: il cata offre una enorme superficie al vento specie al traversoe poco serve l’azione combinata dei motori stabilizza la barca. In caso di emergenza, armare i parabordi di prua, avvicinarsi al molo e una volta ‘toccato’ in modo indolore, mantenere i motori pari avanti adagio mentre si ormeggia correttamente.

Le pale dei timoni del cata sono in proporzione molto piu piccole del mono, quindi specie in retromarcia si usano solo i motori, ma spesso anche in marcia avanti sarà meglio usarli entrambi in direzione opposta per girare piuttosto che puntare su un colpo di motore e quindi sul suo getto sull’elica.

Altro vantaggio del catamarano sta nel peso limitato, quindi nel minor abbrivvio, di conseguenza si ferma molto piu rapidamente. In breve vi abituerete in fretta ad abbandonare il timone dopo l’ingresso in porto e utilizzare i due motori per manovrare.

A vela

La fisica non è un’opinione e i cata vanno piu forte, sia perchè le linee d’acqua ‘doppie’ aggirano le leggi di Archimede, sia perchè sono molto piu leggeri. Hanno grandi rande e fiocchi piccoli quindi attenzione al crescere del vento perchè prendere mani non è cosa facile. Il cata non si inclina e prende sempre il vento con un angolo di 90 gradi, quindi non solo si percepisce meno il vento ma se ne prende di piu, visto che la randa diritta non puo’ scaricare verso l’alto.

Le prestazioni dipendono dal disegno del catamarano. Outremer e Catana sono disegnati per correre con potenti derive mobili, prestazioni eccellenti e ottimi angoli ma sono anche piu sensibili al peso.

Lagoon e Fountaine Pajot sono disegnati per un uso piu diportistico con prestazioni piu paragonabili a un buon mono, con meno gradi di bolina che generalmente recuperano con maggiore velocità.

Essenziale sul catamarano è l’utilizzo efficiente del vento apparente nelle portanti. Il cata ha grande randa e sartie molto appoppate quindi è giocoforza cercare l’ottimizzazione tra angolo e velocità nel lasco, nelle situazioni in cui con il mono avremmo semplicemente fatto poppa piena.

Le prestazioni risentono molto dei pesi a bordo ma sopratutto dalle onde. La mancanza di abbrivio data dal peso leggero significa che il beccheggio aumenta notevolmente e cosi anche i colpi sulle onde, quindi il cata, in andature non portanti, predilige acque protette e venti moderati.

Manovre

Le leggi della fisica dei fluidi sono le stesse per entrambe le barche, e prevede la presenza di una resistenza al movimento laterale per consentire l’avanzamento in bolina, ovvero la chiglia nei monocarena. Mancando questa, per avere buone prestazioni e rendere facili le virate sarebbe consigliabile avere cata con derive mobili importanti.

Inoltre il principio di conservazione di quantità di moto da alla barca a vela molto piu abbrivio in fase di virata, quando il piombo si rivela utile a spingere la chiglia oltre le onde. Cosi una barca classica riesce a virare quasi sempre ma un catamarano tenderà a fermarsi non appena perso il vento e in caso di condizioni avverse non riuscirà a virare. Un fiocco a collo potrà aiutare.

Per la strambata invece le differenze sono minime, visto che per definizione riesce sempre. Attenzione pero’ che strambare una vela cosi importante non è un gioco da ragazzi. La cinese va evitata in ogni modo e la manovra andrà fatta con tutti i crismi per non sollecitare troppo l’attrezzatura al passaggio del boma, per fortuna altissimo quindi ignaro delle teste dei distratti.

In fase di ancoraggio, spedare l’ancora da centrobarca e poi agganciare la catena con la apposita cima ovviamente già predisposta che la lega a entrambe le prue. Il catamarano tende a brandeggiare molto piu di una barca a vela, quindi in caso di forte vento la manovra è piu difficile. Per la stessa ragione è consigliabile dare piu catena rispetto al monocarena classico.

La presa di boa invece è molto molto piu semplice visto che il fortunato prescelto al mezzo marinaio non dovrà sdraiarsi sulle bitte di prua per prendere l’occhiello, ma potrà spaziare comodamente sdraiato sulla rete. Ancor piu fortunato il timoniere che non dovrebbe avere difficoltà a ‘ingoiare’ la boa tra i due scafi, senza per di piu preoccuparsi dell’abbrivio che cosi spesso costringe il sudetto mozzo a inenarrabili peripezie per tenersi stretta la preziosa boa cosi tanto faticosamente arpionata.

Conclusioni

Se cio’ che vi avvicina al mare è l’idea di vacanza e libertà, specie se in famiglia e in tutta comodità, e se tra i vostri progetti non c’è la navigazione avventurosa in mari freddi e inospitali, il catamarano è la scelta migliore. Un cata riduce molti di quegli aspetti che tengono lontano i viaggiatori dal mare come scomodità, spazi ristretti e mancanza di privacy. Ogni stanza è una suite e l’altra famiglia sta nell’altro scafo. Ha il suo prezzo: sono doppi i costi di ormeggio e manutenzione, e se poi vogliamo alarlo sarà il caso di accendere un mutuo.

Se invece ciò che vi porta in mare è la voglia di avventura e poesia, allora continuate a navigare in monoscafo, magari con una barca capace di portarvi comunque e ovunque, con un po di sofferenza e fatica, salendo e scendendo le scale, passando ore se non giorni inclinati di 20 gradi. Perchè il viaggio è anche un po redenzione.

La sicurezza

Secondo Christophe Barreau, progettista dei catamarani Catana, i multiscafi sono soggetti a una serie di intrinseche debolezze di costruzione che comunque non si manifestano in un uso anche deciso nella normale navigazione nel Mediterraneo. La prima sta nella distanza tra la ‘pancia’ del catamarano e la superficie dell’acqua, soggetta non solo alle onde del mare ma anche a due delle quattro onde create dagli scafi, e precisamente quelle verso il centro che si incontrano normalmente proprio sotto la dinette. La seconda debolezza strutturale sta nell’area delle superfici vetrate che con onde frangenti le si sfondano con una certa facilità. La terza debolezza intrinseca sta nell’attrezzatura che predilige una enorme randa e di conseguenza sartiame e albero molto sollecitati. Chi naviga al massimo dovrà quindi prestare particolare attenzione alle onde nelle andature dal traverso in su per non sollecitare oltremodo la struttura e per evitare onde frangenti. Attendere troppo a terzarolare con andature portanti è qundi piu pericoloso perchè è impossibile farlo se non portandosi vento in prua, e questa operazione, già poco piacevole sul mono con mare cattivo, diventa davvero difficile con il cata. E’ anche il caso di ricordare che il cata è leggero e per quanto sia difficile una scuffia, l’ingavonata è invece piu possibile.

Un enorme vantaggio dei cata sta nel doppio timone e doppio motore. A meno di colpi siderali di sfortuna con rotture multiple, sarà ben difficile che si debba chiedere un traino per tornare in porto.

Mal di mare

Argomento questo alquanto dibattuto tra i puristi e i catamaranisti, con i primi che sostengono che già è brutto prendere ogni singola onda, figuriamoci prenderla due volte, e i secondi che fanno notare che i loro alberi in baia rollano molto meno, quando rollano. Una barca a vela rolla, anche violentemente, come un pendolo… e un buon 70-80 % della popolazione si abitua entro 36 ore. Resta la scomodità del rollio stesso e l’invidia per quelli sul catamarano che possono usare i calici per l’apertivo. Ma un catamarano non sta certo fermo, pero’ ha un rollio molto diverso con movimenti sull’onda rapidi e nervosi. Sono leggeri e galleggiano molto quindi i movimenti a seguire l’onda sono molto piu rapidi che sui monocarena. Diverso è il discorso del beccheggio, al quale entrambe le barche sono ugualmente soggette, ma con un vantaggio ai mono che hanno piu peso al centro quindi sono piu morbidi e dolci sull’onda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *