Sicurezza in mare

Per iniziare ricordiamo la regola fondamentale della sicurezza in mare, in inglese la regola delle 4L: lead, log, longitude and lookout. In italiano: conoscere sempre in ogni momento 4 dati fondamentali: profondita’ dell’acqua, velocita’, posizione e direzione dello scafo, e attenzione a cio’ che ci circonda.

La barca
‘Le barche sono ok, il problema sono gli uomini’ Joseph Conrad
E’ assolutamente vero che raramente gli incidenti sono il frutto di un difetto della barca. Cio’ non toglie che una piccola occhiata gliela dobbiamo riservare durante ogni istante della navigazione. Per quanto il nostro interesse sia la navigazione a vela, e’ fondamentale capire che il motore e’ essenziale anche nelle situazioni di emergenza. Solo un motore affidabile e ben mantenuto potra’ consentirci di raggiungere un ormeggio sicuro durante una burrasca, mantenere vivi gli impianti elettrici della barca e le batterie, funzionare come pompa di sentina di emergenza e a volte rimontare un vento infido che ci spinge troppo in costa. La RNLI inglese ricorda che la maggior parte degli incidenti in mare dipende da un problema al motore o al suo carburante.
Ecco:
All research seems to indicate that engine failure is responsible for a significant proportion of incidents. The RNLI knows this from its records, and the MCA similarly is aware of the issues. Running out of fuel is also a common cause of service and fits neatly with engine maintenance as a simple safety message. If you have an engine in your craft then we would strongly recommend that you know the basics of starting, running and maintaining it. Appropriate spares should be carried on board and fuel should be calculated on approximately 1/3 for the outward trip, 1/3 for the return and 1/3 as spare. Do not reply on fuel gauges as these have been know to be faulty. Where possible, an alternative means of propulsion should be carried. Engine failure alone is not a distress situation: it does not warrant a Mayday call or the use of flares unless lack of power has put the boat and crew in grave and imminent danger.

Pagina della sicurezza in mare della Guardia Costiera Inglese

A parte i normali controlli (olio acqua e filri), vi raccomandiamo di conoscere bene:
– come avviare il motore senza la chiave (usare il bottone sopra il teleruttore o facendo ponte sul cavo di avviamento (occhio alle scintille);
– saper verificare che il cavo di spegnimento possa ritornare in posizione di alimentazione;
– individuare rapidamente le prese a mare e verificare che l’acqua di mare entri correttamente in circolo e ne esca;
– conoscere il circuito di alimentazione in modo che eventuali impurita’ del gasolio non lo ostruiscano;
– assicurarsi che il motore abbia la sua batteria autonoma e che i servizi di bordo non la utilizzino (quindi usare il parallelo solo in caso di emergenza);
– il sistema di spurgo del motore, qualora il flusso del gasolio si fermi.
Il consiglio generale e’ di conoscere come il motore parte e si alimenta. Se cio’ accade, ovvero parte, e’ improbabile che un motore diesel si spenga. In ogni caso e’ buona norma, con cattivo tempo, accendere il motore con largo anticipo rispetto alle manovre di ormeggio o ancoraggio, per consentire adeguate contromisure. In caso di prolungata burrasca, accendere il motore con frequenza per mantenere le batterie ben cariche e per assicurarsi che l’acqua di raffreddamento non ritorni ai cilindri a causa di sbandamenti della barca.

Le regole per prevenire gli abbordi in mare

Le dotazioni di sicurezza
Sono in molti i navigatori che preferiscono privilegiare la sicurezza della barca alle dotazioni di sicurezza. Prima pero’ ci preme sottolineare che, prima, molto prima ancora di pensare a come recuperare un uomo a mare, e’ molto meglio sapere bene come non perderlo!!!!
Elenchiamo quelle che socondo noi sono fondamentali, in ordine di importanza:
– lifelines senza interruzioni da poppa a prua e arnesi per attaccarvisi, anche e soprattutto per il timoniere;
– presenza di vele da tempesta;
– conoscenza perfetta, anche al buio, della manovra di riduzione della superficie delle vele;
– bussola illuminata;
– radio ben funzionante;
– riflettore radar;
– battellino gonfio, ben legato, zavorrato, pronto sul ponte (non necessariamente, e secondo alcuni proprio non, la zattera di salvataggio); chi naviga molto lo tiene, durante le traversate difficili, zavorrato/legato con taniche d’acqua in plastica, cosi’ prende due piccioni con una fava;
– estintore;
– giubbotti salvagente con fischietto e supporto al collo;
– le dotazioni di sicurezza ‘di legge’ (no comment): zattera della disperazione e fuochi d’artificio. Ricordate: la maggior parte delle barche abbandonate vengono trovate ancora a galla. Sulla zattera di salvataggio non si scende mai, vi si sale.

Prima di partire In caso di peggioramento del tempo o anche solo di insicurezza, e in ogni caso durante le traversate, specialmente notturne, e’ fondamentale:
– studiare molto bene la rotta, i fari, i porti e gli approdi piu’ vicini e di destinazione in modo da non trovarsi a doverli studiare con il maltempo;
– far riferimento a uno o piu’ waypoint GPS chiari, diretti e sicuri;
– studiare attentamente la meteo;
– chiudere correttamente i gavoni e gli oblo’, e in caso di cattivo tempo anche gli aereatori;
– fissare, e bene, tutto quello che si puo’ fissare a bordo;
– bloccare bene l’ancora;
– predisporre sempre arnese, attacco, fischietto, luce, luce bussola per il timoniere. Deve essere comunque libero di muoversi in pozzetto per gestire le scotte e ridurre vela;
– preparare l’equipaggio, i turni e la dieta..

Le ancore e l’ancoraggio
Le ancore della nostra barca sono non 2, ma 3, e ognuna ha un suo nome: fede, speranza e carita’. Verificate di avere a bordo un cavo/catena per la seconda ancora, che quest’ultima sia adeguata e un grillo per aggiungere una seconda ancora alla catena principale. Ricordare inoltre che va data tanta catena quanto 3 volte il fondo (minimo) e che tale misura va aumentata a seconda della forza del vento. Inoltre che l’ancoraggio va scelto in modo da porre quanta piu’ protezione possibile tra la barca e il vento che e’ previsto, e in base alla qualita’ della tenuta del fondo.
Le posidonie fitte dei nostri mari, che tanto gli ecologisti amano e vorrebero veder proliferare, sono purtroppo quanto di peggio il fondo possa offrire. E’ fortemente consigliabile avere una chiara idea, anche in condizioni di mare stabili e tranquille, di un ancoraggio sicuro dove rifugiarsi in caso di temporale. Ricordiamo che nei nostri mari e specialmente presso le isole maggiori un temporale puo’ sollevare venti vicini ai 100 chilometri orari senza preavviso e in ogni momento. Per quanto di breve durata questi venti possono facilmente far arare l’ormeggio e far abbriviare la barca verso il largo o, peggio ancora, verso le rocce.

La meteo
Tutti gli skipper professionali sono d’accordo nel dire che oggi, grazie alla meteorologia e alle comunicazioni, non ci sono piu’ scuse per rimanere invischiati in una tempesta o un temporale. Credetemi, una vera tempesta non e’ qualcosa che si raccontera’ con orgoglio, ma solo qualcosa da evitare come la peste. E buon capitano non e’ chi sa superare brillantemente una burrasca, ma chi la sa evitare. Limitandoci al Mediterraneo e’ fondamentale:
– conoscere i canali e le ore di trasmissione dei bollettini;
– tenere acceso il canale 16 e non occuparlo per i fatti propri;
– saper leggere il barometro: se scende o, peggio ancora, si appresta a risalire violentemente, meglio un porto;
– conoscere bene il maestrale e il libeccio, e gli ormeggi sicuri con questo vento;
– non cercare di fare gli eroi;
– diffidare dei cumulonembi, quelle belle nuvole che sembrano un fungo atomico, che preannunciano un fronte freddo;
– stare alla larga dai fulmini;

Preparazione dell’equipaggio
Anche se l’equipaggio non sa navigare e’ bene sappia dove stare e cosa fare in caso di cattivo tempo o di manovre di emergenza, e specialmente per ridurre la velatura e per ancorare in situazioni difficili. Consigliamo di avere sottomano e distribuire un piano di ‘emergenza’ nel caso qualcosa vada storto. Tutto sommato ognuno di noi e’ abituato a vedere la hostess che fa vedere come funzionano le maschere dell’ossigeno, o no

Controlla la meteo

Un breve esempio di piano di emergenza
– Mantenere la massima calma. Mi rendo conto sia ovvio e difficile in molti casi, ma razionalmente e’ confortevole sapere che l’affondamento e’ una eventualita’ rara e generalmente lontana, principalmente dovuta a falle create da scogli, il che significa che la terra, e quindi la salvezza, e’ vicina. Ascoltare le istruzioni dello skipper e rendersi conto che l’imperativo e’ NON CADERE IN ACQUA. Non vi sono scuse per lo skipper prudente: la manovra di recupero di uomo a mare non dovrebbe mai essere necessaria. In ogni caso troppe volte questa manovra e’ fisicamente impossibile.
– Chiudere bene gavoni esterni, oblo’, passauomo, fissare tutto il fissabile.
– Verificare, senza allarmare, via radio, la presenza di altre barche e navi in zona, oppure le capitanerie di porto e la guardia costiera, comunicando la propria posizione e la situazione, se non ci si sente sicuri.
– Dove restare: lo skipper decidera’ chi restera’ per aiutarlo nelle manovre, se necessario. Anche se lo stomaco non sara’ d’accordo, e’ meno rischioso restare sottocoperta, tranquilli e sdraiati, piuttosto che all’esterno intralciando le manovre o rischiando di cadere in mare. Se proprio si vuole stare all’esterno, restare legati e non intralciare le manovre. Restare legati e’ certamente meglio che indossare il giubbotto salvagente. Coloro che stanno in cabina possono verificare dove trovare ridosso e come raggiungere questo posto, fotografando mentalmente le carte e le mappe presenti sui manuali di navigazione. Se possibile inserire i waypoint nel database del GPS di bordo, assicurandosi che i dati vengano correttamente inseriti.
– E’ fondamentale che la barca resti governabile e non venga sopraffatta dal vento: ridurre la tela quanto prima e il piu’ possibile. Almeno un membro dell’equipaggio deve saper come ridurre tela e un altro membro deve sapere come seguire una rotta al timone.
– Il comfort di tutti e’ fondamentale: calore, restare asciutti, cibo secco e salato, bevande lisce e amare, ognuno deve fare il possibile per alleviare le difficolta’ degli altri.
– Qualora vi sia spazio e acqua sottovento e i ripari siano lontani, insicuri e sconosciuti, e’ fortemente consigliato agli equipaggi non esperti di tecniche di navigazione con maltempo di METTERSI IN CAPPA ed aspettare.
– Come si mette in cappa. E’ facilissimo: a. ridurre la velatura alla minima randa possibile e a un genoa ben arrotolato, ma non chiuso; b.portarsi in bolina e prepararsi a virare; c. virare la barca ma lasciare il fiocco ‘a collo’, ovvero sulle mure al vento; d. mollare la scotta di randa e bloccarla solamente quando e’ bene aperta, senza lasciare pero’ che vela e boma si rovinino contro il sartiame; e. scontrare il timone, come se si volesse virare di nuovo, e poi bloccarlo. A questo punto la barca iniziera’ a oscillare dirigendosi approssimativamente indietro. Qualora non fosse possibile virare a causa del vento, cercare di portarsi nella stessa posizione strambando (auguri).

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