Una tipica giornata estiva in barca

La perfetta giornata in barca a vela inizia da una bella baia, o una piccola caletta. Certo potrebbe iniziare anche in un bel porticciolo, ma poi si perde l’effetto benefico del primo bagno sulla direttissima letto-acqua e la sua magica capacità di eliminare l’opacità neuronica lasciata dagli eccessi di Chardonnay. E’ per questo raccomandabile la sera precedente lasciare la scaletta a mollo, checche’ ne dica lo skipper, perché mentre è molto romantico svegliarsi con un fresco tuffo, è meno piacevole tentare di scalare lisce pareti di vetroresina con le unghie per raggiungere il profumo del caffè.

Mentre è relativamente semplice far convergere le idee dell’equipaggio su un piano di cena relativamente omogeneo, anche perché se ne inizia a parlare ore prima, tale speranza è vana sulla colazione. L’impossibilità di coordinare tempi e gusti tra mattinieri asceti che di accontentano di effluvi e tardivi divoratori di yogurt e muesli pesanti come uranio impoverito, fa si che si crei un groviglio di membra occupate nel self service, il cui unico effetto certamente ottenuto è devastare le zone comuni della barca. Per sistemare le quali raramente si trovano volontari. Va da se che ogni consiglio del comandante di evitare cibi eccessivamente pesanti in previsione di possibili onde resterà categoricamente inascoltato.

La combinazione bagno mattutino per smaltire la bisboccia con orgia breakfastiana raramente rende possibile una partenza troppo lontana dalla zona aperitivo. Calcolate quindi, nel più ottimistico dei casi, un due ore massimo di navigazione antimeridiana. Dieci miglia, a voler essere ottimisti. In cui tutto l’equipaggio si crogiolerà nella poesia e nel romanticismo di una meravigliosa navigazione nel silenzio del vento e del mare.

Una meteo benigna e la presenza di calette azzurre nei dintorni (e mancherebbe che non ci fossero, siam venuti qui apposta) fa si che l’ancora precipiti frettolosamente  al massimo alla mezza. Qui con un po di fortuna inizia ad apparire un po di organizzazione e di solito chi finisce il bagno per primo è capace di organizzare un aperitivo veloce e abborracciare un’insalata sempre che non ci si trovi su una barca godereccia in cui a pranzo già si soffrigge mentre si affetta, ovvero si preparano paste omeriche confortati da salumi di ogni grado di lipidosità.

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Non si creda che la dieta erbacea ottenga effetti molto diversi rispetto alla pasta all’astice, visto che nelle giornate calde entrambe terminano con un potente desiderio di siesta. Il che porta a una certa reticenza alla partenza quindi di nuovo si possono mettere a budget un due ore di navigazione pomeridiana, altre 10 miglia, prima che il sole, scendendo, trascini con se l’ancora e spinga il prosecco fuori dal frigo. In alcuni casi il comandante riesce a partire subito dopo pranzo, adducendo di solito assurde scuse meteorologiche, e l’equipaggio non tarderà ad apprezzare il vero significato della vela, ovvero muoversi, in silenzio, nella brezza, prendendo il sole, in un piacevolissimo stato di dormiveglia pennico. Davvero credetemi, non c’è come spalmarsi sotto la randa tra cuscini e parabordi mentre la barca avanza da sola senza l’utilizzo di motori a scoppio… Beh forse leggere, o accoppiarsi, nella stessa posizione.

Non sono pochi gli equipaggi a preferire, tra le ore della giornata, quelle comprese tra l’ormeggio e la cena, specie quando la manovra è ben riuscita e il vascello è ormeggiato in acque calme, trasparenti e sicure. Si può in questo modo ripetere il rito prandiale, solo al quadrato. Ci sono equipaggi che organizzano cene e aperitivi con ore di appassionata e dialettica premeditazione, progettando un susseguirsi di portate e bicchieri di tale decadenza da riuscire ad allietare anche un commercialista a cui abbiano appena inciso un grosso fallo sul cofano del Suv.

Il dopocena può prendere tre genere di pieghe diverse:
1. i racconti nautici, preferiti su antichi monocarena con poche donne a bordo, in cui si racconta di come si è navigato in blizzard antartici, surfato dentro onde da macchia rossa di Giove e ormeggiato anche a testa in giu’;
2. le evoluzioni goliardiche, preferite sui catamarani ad elevato tasso di equipaggio femminile, in cui si termina a ballare sulla rete di prua con la musica a palla causando le proteste del solito francese che in una minuscola bagnarola dell’800 ha relegato moglie, tre bimbi e due cani;
3. le eno-meditazioni su quanto sia necessario vivere il più possibile prima di venire colpiti da un colpo apoplettico o peggio da una malattia che ci impedisca il consumo di nebbiolo.

Poi, di solito, si sviene.

 

 

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